Video Mostra Tempio Pomona, Salerno 2012
il pittore in viaggio nel cuore della surmodernità Presentazone e testi del Professore Vittorio Dini
Video Giovanni Tesauro si racconta
Il giornalista Piero Vistocco intervista Giovanni Tesauro. Mostra in occasione del Giffoni Film Festival del Luglio 2009
Antonio Mattia Carpinelli intervista Valerio Caprara Critico cinematografico
Giovanni Tesauro
Si laurea in Pittura nel 1988 presso l'Accademia di Belle Arti di Firenze, città dove vive fino al 1995. A proposito dei quadri visti alla Ken's Art Gallery in via Lambertesca a Firenze, Helmut A. Rainer racconta di essersi trovato "di fronte ad un'autentica esplosione del colore che si alternava in un ritmo ricco e tumultuoso passando da un'espressione di forza a una di tenerezza, dallo sperpero alla riservatezza”. Nel 1988 tiene la prima personale alla Galleria Tatou di New York; nello stesso anno insegna al Liceo Artistico di Varese, momento importante che segnerà anche la sua esperienza artistica. Nel 1990 collabora con la Richard Ginori per la realizzazione di un mosaico nella città di Sesto Fiorentino. Del 1997 è la citata personale alla Ken's Art Gallery di Firenze; mentre del 1999 è l'invito alla Rassegna Terza Voce, allestita negli spazi della Fondazione Cini di Venezia. La personale alla Galleria 2M di Parma è del 2001, anno in cui parte per il viaggio che segnerà la sua esperienza; percorre i territori canadesi da Vancouver fino all'Alaska. Nel 2004 è invitato alla Prima Biennale Giovani Artisti Campani, tenutasi a Napoli; l'anno seguente la Galleria Il Catalogo di Salerno organizza una sua personale. In merito alle opere esposte in questa occasione, Massimo Bignardi, in una breve nota critica apparsa sulla rivista "Arte", nel settembre dello stesso anno osserva che la sua pittura è approdata, nel primissimo scorcio del Duemila, ad impianti costruiti da una maggiore densità del colore, dato sia nella sua forza espressiva, vale a dire sostenuto da contrasti accesi, violenti, sia da un progressivo aggetto del ductus pittorico o, meglio, di una sorta di rilievo sul quale l'artista fa muovere il posizionarsi della luce.
al telefono col destino matita e pastello su carta cm. 50x70 2024
american graffiti matita su carta cm. 35x50 anno 2024
ancora poche ore pastello su carta cm.50x70 anno 2025
aspettando il domani olio su tela cm. 148x121 anno 2011
desideri proibiti olio su tela di sacco cm. 50x60 2021
desiderio notturno pastello su carta cm. 50x70 anno 2024
drive matita e pastello su carta cm. 50x70 anno 2024
fulmini in arizona olio su tela cm 80x120 anno 2004
fuori orario olio su tela cm. 50x70 anno 2010
gente che scompare matita e pastello su carta 50x70 anno 2024
Statement - La luce è molto importante: i dipinti possiedono già una loro luminosità interna, ma vorrei che i miei non fossero illuminati né in modo molto forte, né in modo molto drammatico o romantico. È importante che le mie tele siano rischiarate dolcemente e uniformemente, altrimenti il risultato sarebbe una totale distorsione di quello che in realtà rappresentano. Bisognerebbe vedere il dipinto crescere nel tempo come un fanciullo: guardando lo strato di colore mentre alimenta il tutto, cercare di capire se sia stato concepito in un diverso contesto culturale o in studio. Ho pensato e penso sempre al cinema: ci sono film che fanno parte della mia vita, da cui ho attinto moltissimo, per le mie composizioni: capolavori cinematografici come Paris Texas di Wenders, il Decalogo di Kieslowski, i film di Lars Von Trier quali Le onde del Destino, Epidemic, Europa, o le pellicole di Antonioni, ma anche il cinema cinese di Wong Kar-Wai.... L'elenco degli autori che potrei citare non ha fine. Mi sono lasciato colpire dai quadri di Bacon, Velázquez, Giotto, Cimabue, Van Gogh. Quest'ultimo mi ha sconvolto per il conflitto tra la materia e il soggetto, per quella tensione e quel realismo che però non rendono la realtà. Credo che non si possa parlare della pittura. Cosa si potrebbe dire a riguardo? Tutto e niente: è una realtà magica che non è di questo mondo. Nel 2005 è invitato alla mostra Collezione Permanente 1. Salerno 1970- 2005 allestita al Museo-Fondo Regionale d'Arte Contemporanea di Baronissi, che acquisirà il dipinto Disastro nella Metropoli. Nelle opere di questi anni, rileva ancora Bignardi, “la città appare sul traguardo estremo di ogni giorno, come un'annunciata prefigurazione che accompagna, dalla tela bianca, lo scorrere del tempo: dalle prime ore del mattino alla sera, alla notte, secondo una liturgia che non lascia spazio ad improvvisazioni, tanto meno a fughe", perché – ricorda l'artista - la "pittura è un modo di vivere, trova forma attraverso le avversità del quotidiano. È un'esistenza che frana e risorge ogni giorno diversa”. Nel 2007 espone nella mostra Urgenza della Città, tenutasi presso i Grandi Magazzini Teatrali di Campobasso. Del 2008 è l'invito alla XIII Biennale d'Arte Sacra; l'antologica organizzata al Museo-Fondo Regionale d'Arte Contemporanea di Baronissi curata da Massimo Bignardi. Del 2010 è la mostra personale alla Galleria Il Catalogo di Salerno, presentata da Valerio Caprara. Di recente la presenza alla mostra “Carte contemporanee. Esperienze del disegno italiano dal 1943 agli anni Novanta”, tenutasi al Museo- Fondo Regionale d'Arte
hester street olio su tela cm. 121x149 anno 2011
hotel decadance olio su tavola e sacco cm. 50x61 anno 2022
il fascino di Roma olio su tela cm. 100x150 anno 2010
il lato oscuro olio su tela e sacco cm. 70x100 anno 2024
in fuga a Napoli olio su tela cm. 70x100 anno 2011
in scena olio su tela cm. 121x149 anno 2011
la casa di San Pietro olio su tela cm. 60x60 2023
la tempesta olio su tela e sacco cm. 70x100 anno 2024
lavori in corso olio su tavola cm. 62x78 anno 2005
lo straniero olio su tela cm. 121x149 anno 2011
Lower east side olio su tela cm 121x148 anno 2011
Carriera Artistica - 2012 Mostra di Pittura e Grafica “Interni di Città con Figure” Al Tempio di Pomona organizzata dalla Galleria Il Catalogo di Salerno; 2011 Collettiva alla 54° Mostra Internazionale Arte Biennale di Venezia all’Ex Tabacchificio Centola organizzata dal Critico d’Arte e Prof. Vittorio Sgarbi; 2009 Mostra di Pittura “Film Americani” alla Galleria il Catalogo di Salerno organizzata dal Critico Cinematografico Valerio Caprara; 2008 Personale di Pittura e Grafica alla Galleria New Art di Positano; Personale di Pittura e Grafica “Paesaggi della Costiera Amalfitana” alla Galleria Fes Show Room a Minori; Mostra di Pittura e Grafica all’8° edizione Biennale di Arte Sacra Il Magnificat presso San Gabriele a isola del gran sasso; Personale di Pittura "On the Road" al Museo Frac Baronissi di Salerno; 2007 Collettiva "Urgenza della Città" insieme al Professore Massimo Bignardi alla galleria Grandi Magazzini di Campobasso; 2006 Collettiva al Palazzo Medici Clarelli di Roma; Collettiva alla Ambasciata d'Egitto a Roma collaborazione con Galleria Tartaglia di Roma; 2005 Collettiva alla Galleria Il Catalogo di Salerno; Personale di Pittura al Museo Frac Baronissi di Salerno; 9 2004 Biennale Arte Napoli; Personale di Pittura alla Galleria Il Catalogo di Salerno; 2003 Collettiva "un mondo di immagini per chi immagina il mondo" al festival del cinema per ragazzi a Giffoni Valle Piana; 2001 Personale di Pittura, disegno e incisione alla Galleria 2M di Parma; 1999 Personale di Pittura alla Galleria Foyer degli Artisti Di Firenze; Personale di Pittura alla Galleria Fondazione Cini di Venezia; Personale di Pittura alla Galleria Transit 99/00 al Momoyama di Firenze; 1998 Personale di Pittura alla Galleria Centro di Cultura Italiano di Neuelly di Parigi; 1997 Personale di Pittura e Disegno alla Galleria Ken's Art di Firenze; Personale di Pittura alla Galleria Lawrence Gallery di Aston, Colorado e Charleston; Personale di Pittura alla Galleria Tatoo di New York; 1990 Performance Mosaico a Sesto Fiorentino con Richard Ginori;
memorie del passato olio su tela cm. 121x149 anno 2012
nebbia su Chigago matita su carta cm. 50x70 anno 2025
nel bagno olio su tela cm. 149x121 anno 2011
nightmare olio su tavola e sacco cm. 50x61 anno 2022
notte assoluta olio su tela e sacco 50x60 anno 2023
presenza assenza olio su tela cm. 70x100 anno 2009.png
rappresentazione greca olio su tela cm 121x148 anno 2012
red house matita su carta cm. 50x70 anno 2025
ricordo olio su tela cm.121x149 anno 2012
terzo incontro olio su tela cm. 121x149 anno 2012
Vantage point MAPPE DELLA MEGALOPOLI POSTMODERNA VALERIO CAPRARA - L'espressione inglese che qualifica il "punto vantaggioso", il buon punto di vista, quello che consente il pieno dominio di una data situazione, si addice al pathos del pittore. Tutt'altro che condannato all'immobilità o alla passività, come uno spettatore qualsiasi, Giovanni Tesauro occupa i suoi vantage point per sfruttare appieno la macchina simbolica del cinema e potenziarne in qualche modo la rappresentazione: egli ha compreso perfettamente come al di là dell'uso di citazioni o metafore, il vero, intimo rapporto tra cinema e pittura si realizza quando tra le due arti si attua un cortocircuito, quasi uno scontro sulla possibilità di produrre immagini nuove. È noto, infatti, come sia il riversamento delle opere pittoriche su pellicola, sia il procedimento opposto siano spesso destinati a sfociare in esiti meramente calligrafici. Il nucleo di questa dichiarazione d'amore al cinema sta, al contrario, nella destrutturazione dei film preferiti finalizzata a generare una mescolanza di linguaggi dotata di un proprio statuto semantico. Non a caso, come ha scritto Flavio Caroli, un grande critico e storico dell'arte pienamente a suo agio anche col cinema, "lo specifico riguarda i non creativi. Chi ha forza ed energia, rompe ogni limite e ogni vincolo. D'altra parte la pittura si è subito contaminata con la 'madre': la fotografia.
PROSPETTIVE DI CITTÀ IN VIAGGIO MASSIMO BIGNARDI - Sedotta dalla metropoli. È questa la definizione alla quale associo la pittura di Giovanni Tesauro. Una pratica del vedere che, trasferendo un concetto avanzato da Vincenzo Ruggiero a proposito degli impressionisti, si fa propria di uno "sguardo urbano" che dipinge "il costante mutamento dei ritmi, le sensazioni improvvise, intense quanto transitorie". È un'impressione che si trasforma in materia sulla quale la memoria lavora, muovendo sugli scarti di minimi spostamenti emotivi, sul margine di figurazioni che, negli anni, divengono territorio di ricordi, di appunti di luoghi visti, conosciuti, dei quali il colore, più che il segno, conserva l'acre odore di esistenze sofferte, di naufragi, di isolamenti, di paure. Il tempo, quello sul quale scivola il colore, è legato allo spazio, oggi – nelle ultimissime tele abitate da strati di altre 'tele' - maggiormente assediato dai gesti, dai ritmi della gente che lo abita. Sedotta dalla metropoli perché la città seduce, attrae a sé la materia sensibile dell'emozione, sollecita le nevrosi della percezione in scatti che inducono a guardare, poi a guardare ancora in una incessante e incalzante ritualità nella quale l'occhio si fa voyeur. La città appare sul traguardo estremo di ogni giorno, come un'annunciata prefigurazione che accompagna, dalla tela bianca, lo scorrere del tempo: dalle prime ore del mattino. alla sera, alla notte, secondo una liturgia che non lascia spazio ad improvvisazioni, tanto meno a fughe, perché - ricorda l'artista - la "pittura è un modo di vivere, trova forma attraverso le avversità del quotidiano. È un'esistenza che frana e risorge ogni giorno diversa". Le architetture, le linee che le trattengono nel perimetro del dipinto sono quelle di una città che affiora allo sguardo da prospettive diverse; ora sbirciata dai racconti che affollano le pile di libri che salgono al soffitto dello studio come guglie; ora inquadrata dal tempo 'plasmato' del cinema, passione che da ragazzo sollecita Tesauro; ora riletta (assunta) dagli appunti di viaggio. “Tesauro recupera tensioni del realismo ricoprendo di segni neri i fogli e premendo sulla superficie, usando la punta laddove debba tirare fuori le trame complesse degli oggetti, oppure servendosi del lato più largo del carboncino per saturare le atmosfere fino a non lasciare respiro alla visione.” Da Tratteggiando Emozioni di Marcella Ferro
the dark side matita su cartone cm. 35x50 anno 2024
un corpo in vendita olio su tela cm. 149x121 anno 2012
un sogno da ricordare cm 121x149 anno 2011
una notte da ricordare olio su tela cm. 30x40 anno 2020
vacanza cubana olio su tela cm. 149x149 anno 2011
venti di tempesta matita e pastello su carta cm. 50x70 anno 2024
West Virginia olio su tela cm. 148x121 anno 2011
Un pittore in viaggio nel cuore della surmodernité di Vittorio Dini
L'artista non riproduce la realtà, il presente cosi come lo si percepisce, l'hic et nunk . Non lo fa il cinema, per quanto si possa sforzare di aderire alla realtà. Non lo fa neppure il fotografo, soprattutto quando e autentico artista, cosi come, del resto, non lo fa neppure lo storico e non solo perché ha di solito ad oggetto il passato. L'artista, e specialmente i1 pittore, rappresenta la realtà attraverso il filtro del pensiero e dell‘immaginazione, e con il linguaggio e le forme adeguate. Al1'origine dell'itinerario artistico, la pittura di Giovanni Tesauro prende le mosse in un passaggio decisivo del1'esistenZa stessa del pittore: affrontare il viaggio, fare esperienze nuove, osservare, con l‘aiuto del pensiero e dell‘immaginazione, nuove realtà. L'unico viaggio e il viaggio interiore. In effetti credo che oggi nessuno viaggi davvero», ha detto Marc Augé, il grande antropologo francese, durante una chiacchierata sul senso del viaggio. Affermazione che sembra materializzarsi nel1'esperienza di viaggio e pittorica di Tesauro cercatore e osservatore critico della surmodernità. I1 concetto che sta alla base dell'analisi di Augé e la "surmodernità". Questa nuova modernità ha sostituito quella precedente del XVIII e XIX secolo per le sue caratteristiche di esasperazione e complicazione della realtà, del tempo e dello spazio. La surmodernità sarebbe Perfetto combinato di un'accellerazione della storia, di un restringimento dello spazio e di una individualizzazione dei destini». L'occhio e quello del flaneur: come il Baudelaire che attraversa e canta lo “spleen” della Parigi del XIX secolo, e che Walter Benjamin raccoglie ed estende. Con analogo occhio malinconico, Giovanni Tesauro scruta e rimane abbacinato da citta metropoli, che celano la grande contraddizione che sempre Augé individua tra citta mondo e mondo citta. Nella diffusione dei ‘nonluoghi', nella progressiva scomparsa dei luoghi autentici, quelli in cui si compivano i viaggi e le passeggiate, rimangono in vita spazi intermedi, limitati, spazi bianchi, aperti alla comunità e porosi. Da un lato la citta si fa mondo: megacité virtuelle, secondo la definizione del1‘urbanista e filosofo Paul Virilio. L' urbanizzazione invade l'intero globo, omologando tutto e tutti, l'intera realtà diventa fiction; si compie il disegno barocco di colmare ogni spazio che separa l'immagine, l'apparenza dalla realtà della vita. Ma e la vita che viene appiattita all'in11nagine; gli stili di vita sono dettati e quasi catalogati dai mezzi di comunicazione. Dall'altra parte, il mondo diventato citta tenta disperatamente di negare le differenze, le diseguaglianze che contrastano l'omologazione perseguita, sciaguratamente, con successo.
aspettando domani olio su tela cm. 121x148 anno 2011
attraverso il ricordo olio su tela cm. 121x149 anno 2012
attraverso il vetro olio su tela cm.122x148 anno 2012
domenica mattina olio su tela cm. 122x149 anno 2012
hester street olio su tela cm. 121x149 anno 2011
il guardiano della notte olio su tela cm.149x121 anno 2012
incontro fatale olio su tela cm. 121x149 anno 2012
india olio su tela cm.120x140 anno 2000
lo straniero olio su tela cm. 121x149 anno 2011
lower east side olio su tela cm.121x148 anno 2011
l'uomo che guarda olio su tela cm.149x121 anno2011
memorie del passato olio su tela cm. 121x149 anno 2012
mezzogiorno cubano olio su tela cm.149x121 anno 2012
notte di ballo olio su tela cm.149x121 anno 2011
rappresentazione greca olio su tela cm.121x148 anno 2012
spettacolo nella notte olio su tela cm.149x121 anno 2011
Third avenue olio su tela cm.121x149 anno 2011
un nuovo cliente olio su tela cm.121x149 anno 2011
Viaggio nel tempo olio su tela cm. 122x149 anno 2012
Nelle opere più recenti, in questa esposizione, si colgono molte novità, una svolta. Compaiono in primo piano figure umane; precedentemente le avevamo viste di rado e sempre anonime, senza alcun segno di vita personale e senza nessun segnale di comunicazione con altre figure umane. In quelle opere le auto, meccanicamente in corsa, senza neppure un conducente, spesso addirittura rifiuto da rottamare nelle discariche ai margini delle periferie. Il cinema, autentica passione di Giovanni Tesauro, gli amati Wenders, Kubrick, David Lynch, Ridley Scott, Lars von Trier vengono non solo evocati, ma direttamente citati. Si sfora cosi quasi una sequenza narrativa, un racconto. Ma a ben vedere, queste umane figure, anche la desiderata Nastassja Kinski di Paris Texas, sono raffigurate come pure immagini, che nascondono un'anima, e l'immagine rimbalza in uno specchio. Estrema difficolta, se non proprio impossibilita di comunicazione, di relazione tra le persone: solo rimane il soggetto che osserva, malinconicamente. Fanno da contrappunto i paesaggi metropolitani, rappresentati con toni nordici, quasi cupi, con colori grigi che il bianco materico non riesce a rawivare. Siamo di fronte ad una tappa del viaggio, l’approdo non e definitivo, il viaggio non ha fine. Anche perché il disegno dell'opera di Giovanni Tesauro e quello di un voyage impossibile, rendere attuabile il “voyage impossibile” di cui scrive Augé (Disneyland e altri nonluoghi, Bollati Boringhieri, 1999): Il viaggio impossibile e quello che non faremo mai più, quello che avrebbe potuto farci scoprire paesaggi nuovi e altri uomini, che avrebbe potuto aprirci 10 spazio degli incontri. E‘ esistito un tempo e alcuni europei, allora, hanno senza dubbio provato fuggevolmente quel che sentiremmo oggi se un segnale incontestabile ci provasse l'esistenza di esseri viventi e comunicanti da qualche parte nello spazio». Ogni viaggio e racconto, racconta futuro, destinato alla rilettura. Lo si legge chiaramente in tele come Nostalgia di Napoli e le altre dedicate ai luminosi paesaggi dei golfi della costiera salernitana e amalfitana, espressioni del pensiero meridiano (Camus), con i loro vividi colori e le rappresentazioni di agglomerati urbani insieme naturali e umani, con la sconfinata apertura raffigurata da un mare altrettanto carico di azzurro rasserenante e teso all'infinito. Presente, nostalgia del ritorno alle origini, si proiettano in un futuro che l'artista vede e ci fa vedere con la sua immaginazione e nella densità dei colori.
VALERIO CAPRARA
Vantage point - L'espressione inglese che qualifica il “punto vantaggioso", il buon punto di vista, quello che consente il pieno dominio di una data situazione, si addice al pathos del pittore. Tutt'altro che condannato all'immobilita 0 alla passi- vita, come uno spettatore qualsiasi, Giovanni Tesauro occupa i suoi vantage point per sfruttare appieno la macchina simbolica del cinema e potenziarne in qualche modo la rappresentazione: egli ha compreso perfettamente come al di la dell'uso di citazioni 0 metafore, il vero, intimo rapporto tra cinema e pittura si realizza quando tra le due arti si attua un cortocircuito, quasi uno scontro sulla possibilità di produrre immagini nuove. E noto, infatti, come sia il riversamento delle opere pittoriche su pellicola, sia il procedimento opposto siano spesso destinati a sfociare in esiti meramente calligrafici. il nucleo di questa dichiarazione d'amore al cinema sta, al contrario, nella destrutturazione dei film preferiti finalizzata a generare una mescolanza di linguaggi dotata di un proprio statuto semantico. Non a caso, come ha scritto Flavio Caroli, un grande critico e storico dell'arte pienamente a suo agio anche col cinema, “lo specifico riguarda i non creativi. Chi ha forza ed energia, rompe ogni limite e ogni vincolo. D'altra parte la pittura si é subito contaminata con la ‘madre': la fotografia. La prima mostra degli impressionisti nel 1874 si tenne nello studio del fotografo Nadar. Degas lavorava non solo con i pennelli, ma anche con la macchina fotografica [ ] e vi sono alcuni grandi artisti del Novecento - Bunuel, Warhol, Antonioni, Kubrick- che hanno dato contributi nella cultura dell'immagine che é difficile circoscrive- re nell'ambito di pittori 0 registi". Lo sguardo di Tesauro, per di più, sembra particolarmente attratto da certi segmenti vividi e pulsanti della nuova Hollywood, rinata come la Fenice dalle ceneri del cinema americano classico. Un panorama frastagliato e stimolante che s'affannano a rifiutare o, per dire meglio, travisare solo gli ultimi chierichetti del cineclubismo, i pasdaran del terzomondismo e gli spettatori occasionali col complesso di colpa intellettuale. Tanto e vero che gli esplosivi colori di Tesauro non si limitano a innescare una serie di flashback nell'immaginario, ma sono in grado di ricostruirvi una mappa della megalopoli postmoderna, rivissuta nei suoi ritmi ossessivi, nelle sue paure notturne, nella sua follia autodistruttiva, nella sua immensa tela di segni, linguaggi, storie, identità. Sul caotico flusso d'immagini, che avrebbe potuto susci- tare un'indistinta sazietà, il pittore staglia il cinema come un rettangolo luminoso all’interno di uno spazio oscuro: non e che non avevamo mai visto Taxi Driver, American Gangster o Angel Heart, e che non li avevamo mai visti in un'analoga trance compositiva. In questo modo la (re)visione ci permette di associare il mimetico e il surreale e soprattutto di riavviare quel viaggio meraviglioso che da ragazzi ci era garantito, una volta entrati in quelle che Edgar Morin ha definito “le tenebre di una grotta artificiale", anche dai film più ingenui e rudimentali. Se la mano del pittore scopre un mondo che sentiamo diverso rispetto a quello suggerito dalla memoria, pub appunto succedere che ii vero contenuto della tela sia il desiderio di catturare un'essenza segreta, esclusiva delle inquadrature e sequenze predilette. E ora d'accettare che non ci sia nulla di naturale nel dispositivo profilmico: ogni citta dello schermo dove Tesauro riapproda come un naufrago Felice si rivela la stessa astrazione schermica, la stessa “terra di nessuno”, Io stesso illusorio rifugio della Los Angeles di Blade Runner e Collateral, della Boston di Mystic River e The Departed, della New York di Fuori orario e Car|ito’s Way.Il gioco del cinema diventa insomma, secondo una sfavillante metafora di Guido Fink, il riflesso onirico di uno stato di veglia, il buio goduto in attesa del riaccendersi delle luci, il luogo di un'estraneità e di un esilio che non hanno niente di vero/veristico, ma devono Farci maliziosamente capire, al risveglio, d'essere rimasti dove ci trovavamo prima.
VALERIO CAPRARA é professore di Storia e critica del cinema all'Universit51 degli studi di Napoli "L'Orientale" e critico cinematografico del quotidiano “I1 Mattino". Autore di note monografie su Peckinpah, Borowczyk, Fuller, Hitchcock, Spielberg, Risi e Tornatore, delle raccolte Sentieri selvaggi. Cinema americano 1979-1999, Dizionario del cinema erotico e il buono, il brutto, il cattivo. Storie della storia del cinema italiano e di numerosi saggi in volumi collettanei, ha documentato operazioni di restauro (Spettabile pubblico. Carosello napoletano di Ettore Giannini, premio miglior libro di cinema dell'Efebo d'oro 1999; Quando il neorealismo si trasforma in commedia.Il segno di Venere di Dino Risi, redatto voci di catalqghi, annuari ed enciclopedie (tra cui l'Enciclopedia del Cinema e il Dizionario Biografico degli Italiani Treccani), collaborato lungamente alla Rai nonché scritto sulle principali riviste specializzate. Direttore artistico degli Incontri Internazionali del Cinema di Sorrento dal 1983 al 2000, ha curato i1 film Incontro con Dino Risi prodotto nel 2001 dalla Scuola Nazionale di Cinema. . '
america gangsters olio su tela cm. 70x100 anno 2008
angel heart olio su tela cm. 70x100 anno 2009
apocalisse olio su tela cm. 70x100 anno 2009
coupe de ville new york tecnica mista su tela c. 70x100 anno 2008
il viaggio olio su tela cm. 70x100 anno 2008
king of new york olio su tela cm. 70x100 anno 2008
la citta di ray olio su tela cm. 70x100 anno 2008
la fine della corsa olio su tela cm.70x100 anno 2008
la ricerca olio su tela cm. 70x100 anno 2009
l'incontro olio su tela cm. 70x100 anno 2009
lungo central park south olio su tela cm 70x100 anno 2009
lungo la quarantaduesima olio su tela cm. 70x100 anno 2009
new york giorno di festa olio su tela cm. 70x100 anno 2008
Valerio Caprara - Vantage point - The English expression that qualifies the "advantageous point," the good point of view, the one that allows full mastery of a given situation, is well-suited to the painter's pathos. Far from condemned to immobility or passivity, like any spectator, Giovanni Tesauro occupies his vantage points to fully exploit the symbolic machine of cinema and somehow enhance its representation: he perfectly understood how, beyond the use of quotations or metaphors, the true, intimate relationship between cinema and painting is realized when a short circuit occurs between the two arts, almost a clash over the possibility of producing new images. It is well known, in fact, that both the transfer of pictorial works onto film and the opposite process are often destined to result in merely calligraphic outcomes. The core of this declaration of love for cinema lies, on the contrary, in the deconstruction of favorite films aimed at generating a blend of languages with its own semantic status. It is no coincidence that, as Flavio Caroli, a great art critic and historian who was also completely at ease with cinema, wrote, "the specific concerns the non-creative. Those who have strength and energy break every limit and every constraint. On the other hand, painting was immediately contaminated by its 'mother': photography. The first Impressionist exhibition in 1874 was held in the photographer Nadar's studio. Degas worked not only with brushes, but also with the camera [ ] and there are some great artists of the twentieth century - Bunuel, Warhol, Antonioni, Kubrick - who have made contributions to the culture of the image that are difficult to circumscribe within the realm of painters or directors." Tesauro's gaze, moreover, seems particularly drawn to certain vivid and pulsating segments of the new Hollywood, reborn like the Phoenix from the ashes of classic American cinema. A jagged and stimulating panorama that only the last altar boys of cineclubism, the Pasdaran of Third Worldism, and occasional viewers with an intellectual guilt complex are eager to reject or, better yet, distort. So much so that Tesauro's explosive colors don't simply trigger a series of flashbacks in the imagination, but are capable of reconstructing a map of the postmodern megalopolis, relived in its obsessive rhythms, its nocturnal fears, its self-destructive madness, its immense canvas of signs, languages, stories, identities. Over the chaotic flow of images, which could have aroused an indistinct satiety, the painter outlines cinema like a luminous rectangle within a dark space: it's not that we've never seen Taxi Driver, American Gangster, or Angel Heart, and that we've never seen them in a similar compositional trance. In this way, (re)vision allows us to associate the mimetic and the surreal and, above all, to restart that wonderful journey that was guaranteed to us as children, once we entered what Edgar Morin called "the darkness of an artificial cave," even in the most naive and rudimentary films. If the painter's hand discovers a world that we feel is different from the one suggested by memory, it may indeed happen that the true content of the canvas is the desire to capture a secret essence, exclusive to favorite shots and sequences. And now we must accept that there is nothing natural in the pro-filmic device: every city on the screen where Tesauro returns like a castaway Felice turns out to be the same screen abstraction, the same "no man's land," the same illusory refuge as the Los Angeles of Blade Runner and Collateral, the Boston of Mystic River and The Departed, the New York of After Hours and Car|ito's Way. The game of cinema becomes, in short, according to a sparkling metaphor by Guido Fink, the dreamlike reflection of a waking state, the darkness enjoyed while waiting for the lights to come back on, the place of a strangeness and an exile that have nothing real or realistic about them, but must mischievously make us understand, upon awakening, that we have remained where we were before.
non e un paese per vecchi olio su tela.jpg
paris texas olio su tela cm. 70x100 anno 2009
per le strade di little italy olio su tela cm.70x100 anno 2008
sedan new york city olio su tela 70x100 anno 2008
taxi driver olio su tela cm. 70x100 anno 2009
texas olio su tela cm. 70x100 anno 2008
uomini di strada olio su tela cm. 70x100 anno 2008
Massimo Bignardi. Sedotta dalla metropoli. E questa la definizione alla quale associo la pittura di Giovanni Tesauro. Una pratica dei vedere che, trasferendo un concetto avanzato da Vincenzo Ruggiero a proposito degli impressionisti, si fa propria di uno “sguardo urbano" che dipinge “il costante mutamento dei ritmi, le sensazioni improvvise, intense quanto transitorie". E un'impressione che si trasforma in materia sulla quale la memoria lavora, muovendo sugli scarti di minimi spostamenti emotivi, sul margine di figurazioni che, negli anni, divengono territorio di ricordi, di appunti di luoghi visti, conosciuti, dei quali il colore, più che il segno, conserva l'acre odore di esistenze sofferte, di naufragi, di isola menti, di paure. Il tempo, quello sul quale scivola il colore, e legato allo spazio, oggi - nelle ultimissime tele abitate da strati di altre "tele" maggiormente assediato dai gesti, dai ritmi della gente che lo abita. Sedotta dalla metropoli perché la citta seduce, attrae a sé la materia sensibile dell'emozione, sollecita le nevrosi della percezione in scatti che inducono a guardare, poi a guardare ancora in una incessante e incalzante ritualità nella quale l'occhio si fa voyeur. La citta appare sul traguardo estremo di ogni giorno, come un'annunciata prefigurazione che accompagna, dalla tela bianca, lo scorrere del tempo: dalle prime ore dei mattino alla sera, alla notte, secondo una liturgia che non lascia spazio ad improvvisazioni, tanto meno a fughe, perché - ricorda l'artista - la “pittura é un modo di vivere, trova forma attraverso le avversità del quotidiano. E un'esistenza che frana e risorge ogni giorno diversa". Le architetture, le linee che le trattengono nel perimetro del dipinto sono quelle di una citta che affiora allo sguardo da prospettive diverse; ora sbirciata dai racconti che affollano le pile di libri che salgono al soffitto dello studio come guglie; ora inquadrata dal tempo "plasmato" del cinema, passione che da ragazzo sollecita Tesauro; ora riletta (assunta) dagli appunti di viaggio. La sua pittura segue gli stessi tempi che il viaggio inscena; dapprima l'immagine del paesaggio con la veduta d'insieme della Citta, dunque la descrizione dei suoi contorni noti, dei topos che, immediatamente, la rendono visibile; poi l'occhio voyeur si cala nell'ambiente urbano, nella trincea della quotidiana esistenza, ove lo scontro tra le individuaiità da forma alla vita comune, segnando sulla scena le tracce, i segni dei proprio svolgersi. E un modo di guardare, il suo, più che di rappresentare, meglio una pratica che coniuga un ravvicinato rapporto con il linguaggio cinematografico, come segnalava Mattia Signorini, presentando la personale tenuta alla Ken's Art Gallery di Firenze, nei primi mesi del 1997:“Con le sue opere egli dimostra che l'occhio del pittore, proprio come l'occhio del regista, é del tutto apolide; non ha patria: esso é ii luogo di tutti i luoghi possibili. Tale assunto trova una corrispondenza precisa nell'opera filmica di autori quali Michelangelo Antonioni, Wim Wenders o Jean-Luc Godard". Un guardare, dunque, che scorre sulla superficie (non in modo superficiale), senza sudditanza alla narrazione, alla storia, insistendo sulla capacita della percezione visiva come primo atto di conoscenza. ‘Nei lavori di questi cineasti - conclude Signorini, come in quelli di Tesauro, e presente un medesimo atteggiamento di sfiducia e di rifiuto quasi gnostico nei confronti della storia: citta sterminate e periferie semideserte, autostrade, stazioni di servizio o aree metropolitane, dove casualmente si intersecano le vicende di vita di personaggi anonimi 0 del tutto comuni. Il mondo, privo di centralità, e divenuto un unico immenso ‘set’ attraversato da infinite arterie con luoghi di transito impersonali e senza storia, nei quali la velocita della comunicazione é sempre più elevata, ma non si può raccontare più nulla, perché si é perduta ogni unita di tempo e di luogo".
Massimo Bignardi - Seduced by the metropolis. This is the definition I associate with Giovanni Tesauro's painting. A practice of seeing that, transferring a concept advanced by Vincenzo Ruggiero regarding the Impressionists, embraces an "urban gaze" that depicts "the constant shifting of rhythms, the sudden sensations, as intense as they are transitory." It is an impression that transforms into matter upon which memory works, moving on the scraps of minimal emotional shifts, on the margins of figurations that, over the years, become a territory of memories, notes of places seen, known, of which the color, more than the sign, preserves the acrid odor of suffering existences, of shipwrecks, of isolation, of fears. Time, the time over which the color slides, is linked to space, today—in the very latest canvases inhabited by layers of other "canvases"—more besieged by the gestures and rhythms of the people who inhabit it. Seduced by the metropolis because the city seduces, attracts the sensitive matter of emotion, stimulates the neuroses of perception in shots that induce one to look, then look again in an incessant and pressing ritual in which the eye becomes a voyeur. The city appears at the end of every day, like a foretold prefiguration that accompany, from the white canvas, the passage of time: from the early hours of morning to evening, to night, according to a liturgy that leaves no room for improvisation, much less escape, because—the artist reminds us—"painting is a way of life, it takes shape through the adversities of everyday life. It is an existence that crumbles and rises again every day, different." The architecture, the lines that hold them within the perimeter of the painting are those of a city that emerges before the gaze from different perspectives; now glimpsed by the stories that crowd the piles of books that rise to the studio ceiling like spires; Now framed by the "pastured" time of cinema, a passion that inspired Tesauro as a boy; now reread (absorbed) from travel notes. His painting follows the same rhythms that the journey stages: first the image of the landscape with the overall view of the City, then the description of its familiar contours, of the topos that immediately make it visible; then the voyeuristic eye descends into the urban environment, into the trenches of daily existence, where the clash between individualities shapes common life, marking on the scene the traces, the signs of its own unfolding. His is a way of looking, rather than representing, but rather a practice that combines a close relationship with the language of cinema, as Mattia Signorini pointed out, introducing his solo exhibition at Ken's Art Gallery in Florence in early 1997: "With his works, he demonstrates that the painter's eye, just like the director's eye, is completely stateless; it has no homeland: it is the place of all possible places. This assumption finds a precise correspondence in the filmic work of authors such as Michelangelo Antonioni, Wim Wenders, and Jean-Luc Godard." A gaze, therefore, that flows on the surface (not superficially), without subservience to narration, to history, insisting on the capacity of visual perception as the first act of knowledge. "In the works of these filmmakers," Signorini concludes, "as in those of Tesauro, there is a same attitude of distrust and almost Gnostic rejection towards history: vast cities and semi-deserted suburbs, highways, service stations, or metropolitan areas, where the life stories of anonymous or completely ordinary characters casually intersect. The world, devoid of centrality, has become a single immense 'set' traversed by infinite arteries with impersonal and historyless transit points, in which the speed of communication is ever faster, but nothing can be told anymore, because every unity of time and place has been lost."
Marcella Ferro - Osservare, una dopo l'altra, le tele che Giovanni Tesauro ha realizzato in questi anni, fa l'effetto di una full immersion nella materia della pittura. Se non sbatti ogni tanto le palpebre, rischi di essere intrappolato nella rete tessuta dalle immagini, i cui Fili tesi circuiscono una moltitudine di corpi, volti, movimenti, incontri, silenzi e rumori che risalgono la curva della retina e si aggrappano con tutta la loro potenza all'emozione, tirandola gill sino al cuore. Interrogo la pittura e il disegno con mille quesiti nel tentativo di lasciarmi suggerire quanto, di ciò che coinvolge quotidianamente l'artista, influenzi la scelta della matita piuttosto che del carboncino, del pastello o del colore a olio. Cerco di capire cosa di tanto misterioso muove, ancora oggi, quel gesto cosi istintivo e primitivo che consente al segno di ‘occupare' la superficie. Poi cedo al disegno, alla sua pratica di trascrizione di memorie intime, personali, arrivando a pensare the sia proprio questo, per Tesauro, un'annotazione continua del suo vivere, talvolta più chiaro e oggettivamente narrativo, altre più oscuro e denso d'impressioni che vengono dall'interno. [...]
Marco Rafaniello [...] L'odierno cittadino metropolitano, preso nel vortice delle accelerazioni urbane, esposto ad un caotico flusso di immagini, stimoli nervosi e informazioni (luogo dell'inganno dello sguardo e della falsa coscienza di cui i nuovi media sono l'agente infaticabile), di riflesso e divenuto “blasé", spettatore indifferente, disincantato e annoiato (ormai incapace di vedere e immaginare), dinnanzi ad un mondo smaterializzatosi in un'immensa accumulazione di "spettaco|i" (negazione visibile della vera vita). La citta, nutrita dall'irreaità dello spettacolo, si é cosi trasformata in un dispositivo alienante costruito per controllare la vita quotidiana; dietro il mito della felicità per mezzo del consumo essa ha gradualmente indotto l'uomo alla passività e all'‘impoverimento psicofisico", facendo del cittadino, votato all'anonima- to, lo straniero di una citta senz’anima. “Lo spirito dei tempo non passeggia più sui bou|evards"; ai passages di Parigi, cantati prima da Baudelaire e poi da Benjamin, si sono sostituiti i ‘non-luoghi' dell'esperienza contemporanea (icone di un'omologazione mondiale), spazi della contrattualità solitaria, della finzione e dello spettacolo, dove si consuma ogni giorno il dramma della solitudine e dell'incomunicabilità. In breve la citta di oggi non corrisponde più ai suoi cittadini, ha perduto la capacita di Farsi racconto, di ispirare curiosità, di offrire ai propri abitanti risposte e di porre a ciascuno domande. In questo scenario desolato, Giovanni Tesauro, pittore di vita moderna, ha scelto di tornare a raccontare la citta-metropoli, carico di tutto il suo tormento interiore; per restituire ad essa un'estesa dimensione narrativa, per Farsi antropologo della condizione urbana, coscienza della collettività: “ognuno di noi - dice l'artista - deve cercare di dare ii proprio contributo per cambiare il mondo, per sollecitare le menti e promuovere un nuovo modo di agire, pensare e guardare. Chi ama la filmografia di Wim Wenders, Antonioni, Kiesiowski e Lars Von Trier - dice ancora Tesauro, ben può comprendere come una citta si racconta e viene raccontata attraverso la sua oggettività e attraverso l'analisi dei rapporti umani, e come in Fondo: anche per la metropoli più degradata, esista sempre una possibilità di riscatto". [...]
BIOGRAFIA - Giovanni Tesauro (Salerno, 1965). Si laurea in Pittura nel 1988 presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, citta dove vive fino al 1995. Nel 1988 tiene la prima personale alla galleria La Roggia di Pordenone e poi alla Tatou di New York; nello stesso anno insegna al Liceo Artistico di Varese, momento importante che segnerà anche la sua esperienza artistica.Nel199o collabora con la Richard Ginori per la realizzazione di un mosaico nella citta di Sesto Fiorentino e, sempre nello steso anno il Giffoni Film Festival ospita una sua mostra personale. Del 1997 é la personale alla Ken's Art Gallery di Firenze e poi alla Lawrence Gallery di Aspen in Colorado; del 1998 quella al Centro di Cultura italiana di Neuilly sur Seine (Parigi); mentre del1999 é l'invito alla Rassegna Terza Voce, allestita negli spazi della Fondazione Cini di Venezia e la mostra Transit 99/oo, organizzata alla Momoyama di Firenze. La personale alla Galleria 2M di Parma e del 2oo1, anno in cui parte per il viaggio che segnerà la sua esperienza; percorre i territori canadesi da Vancouver fino all'Alaska. Nel 2004 e invitato alla Prima Biennale Giovani Artisti Campani, tenutasi a Napoli; l’anno seguente la galleria ll Catalogo di Salerno organizza una sua personale. Nel 2oo5 e invitato alla mostra Colle- zione Permanente 1, Salerno 1970-2oo5 allestita al Fondo Regionale d'Arte Contemporanea di Baronissi, che acquisirà il dipinto Disastro nella Metropoli. Tra le recenti mostre si segnala, la collettiva ospitata dall'Ambasciata d'Egitto a Roma, del 2oo6; Urgenza della Citta, tenutasi nel 2007 presso i Grandi Magazzini Teatrali di Campobasso; del 2oo8 sono la retrospettiva organizzata dal Fondo Regionale d'Arte Contemporanea di Baronissi, l'invito alla XIII Biennale d'Arte Sacra a San Gabriele d'Abruzzo, le personali al Fés show rom, di Minori e alla New Art di Positano. Lavora con la galleria il Catalogo di Salerno e vive a Rignano sull'Arno in provincia di Firenze.
BIOGRAPHY - Giovanni Tesauro (Salerno, 1965) graduated in Painting in 1988 from the Academy of Fine Arts in Florence, where he lived until 1995. In 1988, he held his first solo exhibition at the La Roggia Gallery in Pordenone and then at Tatou in New York; that same year, he taught at the Liceo Artistico in Varese, a significant moment that would also shape his artistic career. In 1990, he collaborated with Richard Ginori on a mosaic in the city of Sesto Fiorentino, and that same year, the Giffoni Film Festival hosted a solo exhibition of his work. In 1997, he held solo exhibitions at the Ken's Art Gallery in Florence and then at the Lawrence Gallery in Aspen, Colorado; in 1998, he held one at the Center for Italian Culture in Neuilly-sur-Seine (Paris); In 1999, he was invited to the Rassegna Terza Voce, held at the Cini Foundation in Venice, and the exhibition Transit 99/oo, organized at the Momoyama in Florence. His solo exhibition at the Galleria 2M in Parma was in 2001, the year he set out on the journey that would define his life; he traveled across Canada from Vancouver to Alaska. In 2004, he was invited to the First Biennial of Young Artists of Campania, held in Naples; the following year, the Galleria ll Catalogo in Salerno organized a solo exhibition of his work. In 2005, he was invited to the exhibition Collezione Permanente 1, Salerno 1970-2005, held at the Regional Contemporary Art Fund in Baronissi, which acquired the painting Disastro nella Metropoli. Recent exhibitions include the group exhibition hosted by the Egyptian Embassy in Rome in 2006; Urgenza della Citta, held in 2007 at the Grandi Magazzini Teatrali in Campobasso; in 2008, he exhibited at the retrospective organized by the Baronissi Regional Contemporary Art Fund, was invited to the 13th Biennial of Sacred Art in San Gabriele d'Abruzzo, and had solo exhibitions at the Fés show rom , Minori, and New Art in Positano. He works with the Galleria Il Catalogo in Salerno and lives in Rignano sull'Arno in the province of Florence.
dal 2025 al 2004.